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Le tartarughe d’acqua vendute nel nostro paese sono appartenenti, nella quasi totalità dei casi, al genere Trachemys. Fino ad alcuni anni fa, la specie più diffusa era la Trachemys scripta elegans o tartaruga dalle orecchie rosse, così chiamata perché ha due macchie di colore rosso ai lati della testa. Attualmente questa specie è compresa nell’allegato B del Regolamento CE n° 338/97 del 09/12/1997. Nel momento in cui tale legge è entrata in vigore, ogni esemplare già presente in Italia è stato segnalato al corpo forestale dello stato, e l’entrata di nuovi esemplari è stata bloccata. Questo provvedimento si è reso necessario per diminuire lo scriteriato abbandono delle trachemys nell’ambiente, che ha seriamente compromesso la sopravvivenza, già minacciata, delle tartaruga palustre europea (Emys orbicularis). Attualmente vi è una notevole importazione di altre specie, come la Trachemys scripta scripta o Trachemys emolli, riconoscibili dalle macchie di colore giallo ai lati della testa, o la Trachemys gaigeae, verde e con la coda piuttosto lunga.


PREGI E DIFETTI: le tartarughe palustri sono animali robusti, con un’aspettativa di vita che può arrivare a 30 anni, si adattano bene a vivere all’aperto in laghetti artificiali anche in inverno e costano relativamente poco, sia come acquisto, sia come mantenimento. Per contro, da adulte richiedono molto spazio, arrivando anche a 30 – 40 cm di diametro. Possono divenire abbastanza aggressive, e il terracquario o il laghetto necessario ha un costo iniziale di allestimento che può essere rilevante. E’ necessario osservare una scrupolosa igiene dopo averle toccate o aver toccato l’acqua che le ospita, perché possono essere vettori di salmonella, e se non tenute in ottime condizioni igieniche in brevissimo tempo sporcano l’acqua, che assume un odore sgradevole.


Il TERRACQUARIO: Le tartarughe palustri non vivono propriamente nell’acqua, e nemmeno sulla terra ferma, ma nel tratto di bagnasciuga tra le due. Va da sé che questa parte del terracquario deve essere quindi molto estesa, e che contenitori privi della parte di “spiaggia” non siano idonei a queste specie. Il contenitore deve essere correlato alle dimensioni della tartaruga, mentre la profondità dell’acqua deve essere circa il doppio della lunghezza massima del carapace. Essendo rettili, le tartarughe variano il loro metabolismo al variare della temperatura ambientale. E’ necessario posizionare nell’acqua un termo riscaldatore da acquario e una lampadina riscaldante, posizionata sopra l’isoletta, nella porzione asciutta del terracquario. Il termo riscaldatore deve essere settato in modo che la temperatura possa variare da circa 27 °C durante il giorno, a 21 °C durante la notte, anche se sarebbe bene informarsi per le temperature specifiche da specie a specie. Va inoltre protetto, in modo che la tartaruga non possa arrivare a diretto contatto con questo, rischiando ustioni, evenienza abbastanza frequente. La lampadina riscaldante va tenuta ad almeno 15 cm di distanza dal carapace per lo stesso motivo. Si deve fornire anche una lampadina UVB per rettili, anche questa posta a circa 15 cm dalla tartaruga, sopra la parte asciutta del terracquario. La lampada UVB è assolutamente necessaria per evitare patologie come la MOM (Malattia Osteo Metabolica), e deve essere sostituita ogni sei mesi circa. Si può fornire un ritmo giorno notte di 12 ore. Il fondo del terracquario, nonché tutti i materiali utilizzati, devono essere abbastanza grandi da non poter venire ingeriti dalle tartarughe. Durante l’estate, il terracquario può essere spostato all’esterno, togliendo i mezzi riscaldanti e la UVB. Ovviamente è assolutamente necessario fare in modo che  le tartarughe possano avere un riparo dal sole, mettendo all’ombra metà del terracquario.


La peggior cosa possibile per una tartaruga durante la stagione invernale, è quella di essere tenuta in casa, senza riscaldare l’acqua, a temperature troppo alte  per andare in letargo, ma tropo basse per vivere normalmente.


Dopo i primissimi anni, le tartarughe dovrebbero essere portate in un laghetto all’esterno. Questo deve essere recintato, per evitare fughe, e avere una zona di “spiaggia” facilmente raggiungibile. Durante l’inverno le tartarughe andranno lasciate nel laghetto, dove andranno in letargo. Se un soggetto è malato o debilitato, il letargo va evitato.
Abbandonare le tartarughe in fiumi e laghetti pubblici, è un reato, ed è una delle cause per cui le tartarughe palustri italiane sono ormai a rischio di estinzione.


ALIMENTAZIONE: in natura le tartarughe palustri sono onnivore, con una richiesta proteica maggiore nell’età giovanile. Una buona via di mezzo per garantire un’alimentazione corretta consiste nell’utilizzo di stick pellettati, alternati a verdure varie, lombrichi, lumache, pellet commerciale per trote, carote grattugiate e supplementati una volta ogni 15 giorni circa con un pesciolino intero d’acqua dolce. Man mano che le tartarughe crescono, l’alimentazione deve comprendere una parte vegetale sempre maggiore, e divenire più sporadica ( a giorni alterni). Con un’alimentazione equilibrata e la giusta esposizione al sole o a lampade UVB, non sono necessarie supplementazioni vitaminiche. I gamberetti secchi come unico alimento vanno assolutamente evitati, dato che sono la causa principale di ipovitaminosi nelle tartarughe palustri, mentre un’alimentazione troppo proteica (es. con carne macinata) causa in breve tempo insufficienza renale. Ogni errore gestionale in questi animali può perpetuarsi per molto tempo prima di dare sintomi, ma quando questi compaiono sono di norma segna di danno ormai quasi irreversibile.


MANAGEMENT: Acquistate una sola tartaruga alla volta, in natura sono animali solitari, e non hanno alcun bisogno di compagnia. Da adulti sono animali aggressivi, e possono attaccarsi anche dopo anni di convivenza, solitamente durante la distribuzione del cibo, e anche soggetti di sesso opposto. Quando le afferrate, prendetele dalla parte posteriore del carapace, per evitare morsi dolorosi. Questo tipo di animali non è un buon compagno per i bambini, soprattutto se piccoli. Sono longeve, richiedono spazio, sono aggressive e possono veicolare la salmonella.


DIMORFISMO SESSUALE: I caratteri secondari sessuali si sviluppano a 5 – 7 anni di vita, per cui prima di questa età è difficile stabilirne il sesso. I maschi hanno la coda e le unghie delle zampe anteriori più lunghe, e il piastrone ( la parte inferiore del carapace) incavato, mentre le femmine sono più grandi.


SALUTE:  E' consigliabile effettuare una visita di controllo periodica con analisi delle feci, ad esempio una volta l'anno. I principali sintomi che invece devono far preoccupare e richiedono una visita sono: anoressia, immobilità, respiro a bocca aperta, occhi chiusi e gonfi, carapace morbido, alterazioni nella linea di galleggiamento dell’animale, che messo in acqua relativamente alta, non riesce a galleggiare orizzontalmente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ambulatorio Veterinario Alba, Dir. San. Dott.ssa Valeria Valerii, n° Iscr. Albo 426 (TE), via G. De Benedictis, 26, 64100 (TE) - tel. 0861.190646


 

 

 

 

 

 

 

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